Mario Giannandrea 10/04

Idee Centro Storico

Il nostro centro storico ha una storia millenaria, tante sono state le vicende che hanno portato alla distruzione di esso dovute a calamità naturali ed eventi bellici.
Anche l’ultimo conflitto mondiale ha portato ferite profonde che si sono in buona parte rimarginate in circa venti anni per la forte determinazione mostrata dagli abitanti e dalle amministrazioni comunali.
In quegli anni l’obbiettivo era tornare alla normaltà, bisognava quindi ricostruire o riparare buona parte dei fabbricati esistenti, rilanciare l’economia e ricostituire il tessuto sociale. Si è assistito ad una forte ripresa sostenuta da tutti i soggetti, imprenditori e società civile fortemente sostenuti dall’amministrazione comunale. Questo sforzo ha portato il centro storico a svolgere le funzioni di centro amministrativo, commerciale, artigianale, turistico (dovuto prevalentemente al ritorno estivo degli emigrati) fornendo servizi dovuti alla presenza dell’ospedale, della Pretura, dell’Ufficio del Registro.
Progressivamente ed inesorabilmente il centro storico, in parte per una tendenza nazionale, ma principalmente per mancanza di strategie comuni tra amministrazione comunale e residenti, ha perso quasi completamente il suo ruolo senza che siano state individuate le vocazioni prevalenti e le proposte programmatiche.
Solo una forte inversione di tendenza che coinvolga l’imprenditoria privata, la società civile, l’amministrazione comunale e i vari enti sovracomunali il centro storico è destinato ad una ennesima capitolazione dovuta, questa volta, non ad eventi calamitosi ma ad una incapacità di pianificare lo sviluppo.

Bisogna dotarsi di un piano strategico territoriale, occasione strumento individuato a livello comunitario e nazionale per definire strategie partecipate di sviluppo locale sostenibile dei territori, nella nuova fase di programmazione 2007-2013, in un quadro di progressivo decentramento di funzioni alle regioni ed ai comuni, verso una prospettiva di sussidiarietà che comporta la necessità di ampliare gli spazi di intervento diretto del governo locale per lo sviluppo del proprio territorio.

Le idee, le opinioni, le competenze di tutti i soggetti della vita sociale, culturale, economica e politica della città, messe in comune, si devono trasformare così, in scelte condivise per un progetto concreto di sviluppo sostenibile del territorio.
Il piano strategico è comunque uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo della pianificazione territoriale e può svolgere un ruolo molto importante, cogliendo le numerose opportunità che oggi si presentano alla città ed al territorio, integrandole e mettendole a sistema, attraverso la ricerca, in un processo partecipato e condiviso, degli obiettivi prioritari e delle opportune strategie per uno sviluppo sostenibile nel medio e lungo periodo. Il piano strategico coinvolge in un unico processo decisionale le pubbliche amministrazioni, gli operatori privati e la società civile e determina un sistema integrato di progetti ed azioni, coerente con gli obiettivi di sviluppo condivisi.
E’ necessario passare dalla logica del singolo progetto autoreferenziato verso l’integrazione di obiettivi, investimenti e azioni, verso “politiche integrate di intervento”, ossia progetti complessivi sul territorio che comprendano iniziative coordinate a vari livelli e di varia natura, materiale e immateriale, assicurando così, l’efficacia e il successo delle azioni preventivate.
Il piano strategico deve infine individuare le opportune forme di gestione dei processi in atto e delle politiche di intervento che si metteranno in moto, individuando le iniziative e le strutture amministrative capaci di gestire e monitorare con continuità il piano di azione che si sta costruendo, ma che siano anche capaci di promuovere nuove progettualità per il futuro, assicurando continuità ed efficacia alle strategie del piano.
Lanciamo quindi qualche idea concreta che possa essere inserita in questo pacchetto di proposte d’intervento.

Prima di tutto bisogna analizzare le caratteristiche del nostro territorio.
Il centro storico, in virtù dei suoi pregi storici, paesistici e climatici, mostra una spiccata vocazione turistico-residenziale da realizzare in armonia con lo sviluppo di tutto il territorio.
La vocazione turistico - residenziale unitamente ad uno sviluppo di particolari attività terziarie e ad un utilizzo del patrimonio storico-archeologico costituisce quindi una scelta, obbligata per il centro storico, da realizzare in armonia con lo sviluppo di tutto il territorio ed in particolare con le zone ampiamente urbanizzate di Atina Inferiore che costitui¬scono il punto focale dell’intera Valle di Comino.
Tali zone, sono luogo di scambio di tutta la viabilità della Valle a livello provinciale ed interregionale. La conseguente vocazione del territorio è quella produttivo - commerciale a scala intercomunale. Ad Atina Inferiore andrà pertanto consolidata e sostenuta la struttura commer¬ciale, artigianale, agricola e dovranno essere utilizzate al meglio le strutture sportive esistenti.
A questo proposito, e non solo, bisogna rivedere ed instaurare un nuovo rapporto con l’Università di Cassino.
Parlando di proposte concrete di sviluppo nel Centro Storico si potrebbe pensare ad un coinvolgimento dei proprietari di abitazioni non utilizzate e degli imprenditori, con un progetto forte sostenuto e promosso anche dall’amministrazione comunale. Si potrebbero, quindi, riconvertire diverse abitazioni a fini ricettivi realizzando una sorta di Città-albergo. Questi stessi ambienti potrebbero essere utilizzati, nel periodo invernale, anche da studenti della facoltà di Scienze Motorie nell’ipotesi in cui Atina, oltre a fornire gli impianti sportivi sia anche sede di lezioni teoriche.
A sostenere, in parte, tali iniziative potranno essere utilizzati i fondi stanziati dalla Regione Lazio per il rifacimento delle Facciate esterne.
Il parco S. Stefano, posto a metà strada tra il complesso “ex Convento” e le mura poligonali, si estende su una superficie di circa sei ettari. L’area già dotata di un capannone, un deposito attrezzi, un’infermeria, servizi igienici ed aree attrezzate, dovrà essere potenziata con la ristrutturazione ed ampliamento del capannone, realizzando le chiusure verticali e utilizzandolo come punto ristoro e sala polivalente. Il parco S. Stefano, potenziato nelle infrastrutture, valorizzando quindi l’ambiente circostante e tutelando le emergenze archeologiche potrebbe essere utilizzato a fini turistici, educativi, ricreativi e ricettivi. Potrebbe essere goduto da tutti, giovani e meno giovani, in particolare come colonia estiva anche da non residenti, in collaborazione, per esempio, con associazioni di scout.
A questi, e non solo, dovranno essere messi a disposizione campi di calcio, pista di atletica, campi da tennis, maneggio, piscina, museo, biblioteca, centro polivalente, kartodromo, ma anche occasioni di svago, di cultura, spettacolo e di contatto con l’ambiente.
Si innescherebbe così quel processo virtuoso che porterebbe al pieno utilizzo delle strutture di cui è dotato il comune.
Indubbio vantaggio ne trarrebbero i ristoratori e gli operatori commerciali, che tutti, se adeguatamente sensibilizzati e sostenuti, potrebbero offrire i prodotti a km 0, i prodotti che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere in tavola, i prodotti del nostro territorio.Territorio che, potenzialmente, è in grado di offrire prodotti agricoli di grande qualità. A questo proposito spendiamo qualche parola in più sul fagiolo Cannellino di Atina.
È ormai concluso l’iter del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali relativo al riconoscimento D.O.P. Il 25 febbraio 2008 il Ministero ha inviato la documentazione relativa alla Unione Europea ed il 20/03/2008 è stata richiesta al Ministero la protezione transitoria a livello nazionale. Questo significa che, entro qualche mese, il fagiolo cannellino di Atina, a livello nazionale, potrà fregiarsi del marchio DOP.
Sappiamo però che questo è solo il punto di partenza. Solo coinvolgendo tutti gli agricoltori, gli operatori del settore e gli organi competenti si potranno ottenere produzioni che in quantità e qualità possano soddisfare le crescenti richieste di mercato.
È prevedibile che solo questo settore dell’agricoltura Atinate possa, in pochi anni, decuplicare.

La riscoperta del fagiolo cannellino, insieme ai vini, i formaggi, l’olio, il tartufo ed altri prodotti della nostra terra, può innescare un processo virtuoso a beneficio non solo del settore agricolo ma anche del commercio, dell’artigianato, di un turismo legato all’ambiente, alle emergenze monumentali ed archeologiche presenti sul territorio.
Si rimette in moto un’economia che vede coinvolti tutti i soggetti, agricoltori, operatori commerciali in particolare nel settore turistico, artigiani. Sarà dato quindi un forte sostegno a tutti i soggetti operanti sul territorio creando le condizioni per la creazione di nuove attività e nuovi posti di lavoro.
Un turismo legato al riutilizzo di parte del patrimonio edilizio esistente a fini ricettivi (città albergo), al potenziamento dell’agricoltura di qualità, sostenuto da una forte azione promozionale ispirato ai centri umbri e toscani, ristabilirebbe quel rapporto di complementarietà tra Centro Storico e campagna ridando un ruolo al centro storico costituendo un concreto sbocco occupazionale.

Queste proposte sono solo una parte delle iniziative da porre in atto, per ragione di tempo altre saranno appena accennate quali, la valorizzazione delle strutture comunali come il palazzo Cantelmi, l’ex convento, l’area sportiva ex carceri e quelle strutture private appositamente costruite per fini ricettivi e mai utilizzate, da inserire nel progetto della città-albergo.
Queste indicazioni dovrebbero essere recepite anche dai piani di sviluppo territoriale, i P.R.G. che per Atina Libera, hanno bisogno di una forte condivisione per cui è indispensabile il coinvolgimento di tutti, società civile ed amministrazione. Per operare le scelte migliori si richiede tempo e lavoro. Come è possibile invece che altre liste garantiscano che il P.R.G. sia approvato entro sei mesi? Evidentemente gli elaborati del P.R.G. sono al sicuro da occhi indiscreti presso qualche studio privato e non hanno alcuna intenzione di consultare preventivamente la popolazione.
Noi, in ogni caso, ci prefiggiamo con impegno, costanza, determinazione, da uomini liberi, di perseguire gli obiettivi indicati nel programma di Atina Libera condivisi con la popolazione, in un clima di concordia.
È sicuramente un percorso impegnativo ma la lista n. 1, Atina Libera, si impegnerà al massimo per cogliere questi obbiettivi con dedizione, con spirito di sacrificio coinvolgendo la società civile, l’imprenditoria privata e gli enti sovracomunali in un progetto condiviso realizzando così un vero risorgimento Atinate. Viva Atina, viva Atina libera.