Mario Sabatini 10/04
Discorso di Mario Sabatini - Atina Libera – 10 aprile 2008
15 giorni fa ci siamo presentati ed abbiamo delineato le differenze della nostra lista con quella avversaria.
Durante questi giorni abbiamo fatto conoscere le nostre idee ed i nostri programmi, abbiamo contrastato la volontà di delegittimare il nostro Giandomenico e il suo schieramento.
Oggi cerchiamo di diradare le ultime nebbie che avvolgono il nostro centro storico, un centro storico che mai come questa volta è rimasto assente nel seguire la carovana elettorale.
Lo facciamo partendo dal recupero della memoria, dal suo significato profondo dal suo valore nella vita individuale e collettiva; la memoria difende e custodisce ciò che non appartiene al tempo, è resistenza alle varie aggressioni verbali e materiali ed alle falsità.
La memoria per i Greci era la madre delle muse, di tutte le arti, non solo della musica, caro Fausto, e per l’antico Testamento uno degli attributi di Nostro Signore.
La memoria di una cronaca che vide alcuni di questa lista protagonisti nel lontano 70, come Peppe Matassa e nell’80 un gruppo di giovani affiancati da anziani, aperti mentalmente, quando al centro dell’attività politica ponemmo temi che sono poi maturati nel tempo quali l’abbandono della lotta campanilistica ed il confronto sui programmi e problemi che facessero progredire l’intero territorio.
Forse ci illudevamo attorniati da tanti altri che si modellavano sulla frase di Lussu: che vale contrastare il terreno al nemico invincibile. è più saggio gettare le armi e fare addirittura con esso causa comune.
Molti pilatescamente si lavavano le mani, in tanti gettavano le armi, per poi riprenderle al momento propizio mentre ci si trovava ad affrontare tanti problemi scottanti. Ne accenniamo alcuni:
1) l’ampliamento della vecchia sede ospedaliera: corremo nel luglio 80 a Roma con Giacinto Meglio e Marco Di Paolo per un incontro urgente con la Giunta regionale, ci battemmo contro tutta una valle contro tutti suoi rappresentanti in seno alla USL/FR8 e alla comunità montana che volevano che si costruisse il nuovo ospedale, contro tutti i trenta rappresentanti della consulta regionale, che, fatta eccezione del solo Mario Giannandrea e dell’Avv. Colica, nella seduta del 15 febbraio 1983 votarono parere favorevole alla nuova costruzione, presente il Dott. Mancini, che salutò felice la decisione che spiavava la strada ai suoi progetti;
2) il problema dell’ultimazione dei lavori della scuola media, per i cui finanziamenti si interessò il Senatore Vassalli;
3) la difficile gestione del terremoto del 84 quando tra l’altro chiedemmo per frenare l’emorragia degli abitanti del Centro Storico la requisizione del fabbricato Martini in località Orto del Leone, fabbricato che prima o poi deve pur essere utilizzato;
4) il confronto e la mediazione tra la Giunta in carica e i proprietari per la localizzazione in area adiacente il palazzo Bologna delle aree di edilizia economica e popolare delle cooperative Atina e Potens;
5) la proposta di legge dell’ex Senatore Struffi di istituire la sovraintendenza dei Beni Culturali presso l’ex Convento, da cui è derivata l’acquisto, poi la ristrutturazione e quindi il recupero all’ente comune;
6) il sostegno e il contributo con le varie autorità in particolare con il Parroco alla riapertura del Convento e della Cattedrale santa Maria Assunta;
7) il patrocinio del festival del Jazz la cui organizzazione ha avuto e ha manager instancabili in Leo Visocchi e Carlo Giannandrea sotto la guida del nume tutelare;
e soprattutto gettando le basi per l’ apertura di una fase politica nuova sotto l’egida del Centro Sinistra.
Chissà perchè nella storia di Atina scritta dal vincitore del dopo guerra questi passaggi non sono minimamente citati.
Vengono esaltate invece le schermaglie e le escandescenze di antagonisti, escandescenze ripetute dalla lista Lancia durante questi giorni cui hanno fatto eco quelle della lista Amata
senza però sapere che in questi periodi e in queste fasi l’autenticità si mescola alla doppiezza sfociando quasi sempre nell’essere "professionisti dell’antipigna" analogamente a quanto Sciascia parlava dei “professionisti dell’anti-mafia”.
Ecco allora questa Lista Atina Libera che riannoda le fila e propone la riapertura autentica della lotta politica, il rifiuto del gioco delle parti, il superamento di sclerosi e ritardi.
Ecco il superamento della concezione politica come affarismo, clientelismo e più in generale dell’uso della macchina istituzionale ai propri fini nella convinzione che tutto passa attraverso un tentativo costante e paziente di normalizzazione dell’illecito.
Giusto Daniele? penso che questo sia stato principalmente il tuo impegno e qui la differenza rispetto agli altri, altri che manco a farlo apposta, da quando sei entrato in Politica, hanno riscoperto il falso problema dell’asilo, a chi appartiene il fabbricato e di come è condotta la colonia.
E l’hanno ripetuto per 5 anni e anche in campagna elettorale come se L’asilo fosse diventato il solo unico problema di Atina centro storico
Magari fossero rimaste le suore, chi non vorrebbe la presenza di vera carità cristiana, rispetto alla vanitas vanitatum di noi che ci professiamo cristiani?
E qui vale la pena essere chiari rispetto alla mistificazione continua della realtà effettuale, visto che sono stato nominato da poco rappresentante del Comune in seno al consiglio dell’Ipab.
Iniziamo col primo punto, la proprietà del fabbricato.
In una pubblicazione del 30 giugno 1937 dal titolo “Beneficenza Antica e Moderna e La Congregazione di Carità di Atina”, si legge: “A distanza di 1900 anni i compianti coniugi, Senatore Alfonso Visocchi e Angelina Vecchiarelli, seguendo l’esempio di Tito Basila e di Quinto Erio costruirono e dotarono in perpetuo un modello Asilo d’Infanzia, ove oltre duecento bambini sono amorevolmente assistiti con proficua, tenace pazienza e con ottima ed abbondante refezione giornaliera delle benemerite Suore d’Ivrea.
Ai fondatori l’imperitura riconoscenza degli Atinati”.
dove è più La gratitudine degli atinati ai Visocchi se si parla a ruota libera? se si parla a vanvera?
Punto di partenza è l’atto di liberalità (edificio con giardino e rendita pubblica di 5000 lire annue) dei coniugi signori VISOCCHI Alfonso e VECCHIARELLI Angelina verso il Comune con rogito del Notaio Camillo Sabatini di Atina, mio bisnonno, in data 30 settembre 1899 debitamente registrato e approvato dall’Autorità tutoria.
La liberalità è finalizzata alla educazione ed istruzione "di tutti i fanciulli nati e domiciliati in Atina e quivi stabilmente dimoranti".
Non v’è alcun dubbio quindi che destinatari effettivi della donazione sono i fanciulli di Atina.
Il Comune è semplice tramite della liberalità.
L’atto di liberalità, impone al Comune l’onere della costituzione della fondazione "Asilo infantile Beatrice", del quale stabilisce con allegato allo stesso atto, lo Statuto,
L’intenzione dei donanti è quella di sottendere nell’atto di liberalità un atto di fondazione con il quale hanno enunciato uno scopo determinato, predisponendo la struttura organizzativa che avrebbe dovuto provvedere alla sua realizzazione e quindi fornendo alla fondazione stessa i mezzi patrimoniali.
Il Comune che deve fare? attivare le necessarie procedure dirette a conseguire il riconoscimento dell’ente morale da parte delle autorità competenti; obbligo che il Comune adempie puntualmente con la deliberazione del Consiglio Comunale del 31 ottobre 1899, con la quale, previa accettazione della liberalità, richiede al Re e al Real Governo l’erezione in corpo morale dell’Istituto Asilo Infantile Beatrice.
Con la stessa deliberazione il Consiglio comunale accetta lo Statuto predisposto dai fondatori per dichiarazione dei quali il patrimonio della fondazione (edificio più giardino e rendita pubblica perpetua) dovrà rimanere autonomo e separato, gestito dagli amministratori dell’ente, la cui nomina è dettagliatamente determinata e descritta nello Statuto.
Con deliberazione del 25 gennaio 1900, la Giunta Provinciale Amministrativa di Caserta “emette parere favorevole alla erezione dell’Istituto Asilo Infantile Beatrice in Ente Morale ed approva il trasferimento da parte del Comune all’Ente Morale Istituto Asilo Infantile Beatrice del fabbricato e rendita donati dai coniugi Visocchi-Vecchiarelli”.
Adempiuto l’onere, con regio decreto del 22 luglio 1901 l’Asilo Infantile Beatrice viene eretto in ente morale.
il Comune e i suoi amministratori nell’arco di oltre un secolo, e ne ha avuto di amministratori capaci, non registra il fabbricato dell’Asilo nel Libro inventario dei beni immobili appartenenti al patrimonio indisponibile del Comune
In ultimo un riferimento di dottrina giuridica: l’ atto pubblico di fondazione, è costituito dai seguenti elementi essenziali: lo scopo, il patrimonio, l’organizzazione e il riconoscimento dello Stato.
Dalla carenza di uno solo di detti elementi, consegue l’inesistenza dell’Ente.
Concludiamo con un’osservazione il patrimonio delle varie tipologie di IPAB (strutture residenziali per anziani e minori, scuole materne (ex asili infantili), enti elemosinieri) è quasi sempre costituito fondamentalmente dai beni che sono stati attribuiti al momento della loro fondazione, accresciuti col tempo, in seguito a lasciti e qui va ricordato il lascito fatto da un altro benefattore Celestino De Luca.
In particolare gli ex asili nella maggior parte dei casi hanno un patrimonio costituito da un fabbricato e da un terreno adiacente utilizzato per lo svolgimento delle attività d’istituto.
Non è questo il caso anche dell’Ente Morale Asilo Infantile Beatrice?
Le IPAB nella normativa attuale entrano a pieno titolo nel meccanismo produttivo ed erogativo dell’assistenza a livello regionale.
La Regione Lazio sta emanando finalmente la legge in materia, ma ultimamente, a seguito anche fatti di cattiva gestione sfociati addirittura in malversazioni, ha aperto un osservatorio verificando le attività, commissariando e liquidando IPAB che non funzionano
Quella di Atina, purtroppo ciò a qualcuno dispiace qualcuno, funziona e funziona bene, come ha ricordato ieri il nostro Marcello evidenziando ulteriori spunti sul programma per la terza età e per quella giovanile
La colonia non viene svolta per soli 15 giorni, ma per questo noi non si riconoscono i meriti del nostro monsignore che per anni da solo l’ha fatta, in tempi difficili.
Le cifre dal 2004 al 2007 di Giocatina, sono di tutta evidenza: ospita bambini da tre a 12 anni, viene svolta nell’arco di dieci settimane, da fine giugno a fine agosto; con 279 iscritti al primo anno, 210 al secondo, 142 al terzo e 145 nel 2007, con frequenza settimanale di circa 80, ci sono operatori che vi lavorano, in media 10 persone; il costo è il più basso rispetto alle altre strutture in zona che offrono lo stesso servizio.
Quello che manca invece sono le strutture della vecchia colonia che il Comune tiene in stato di completo abbandono.
Per riprendere il filo del discorso ripetiamo che la nostra presenza in questa lista trova linfa da questi principi, trova riscontro in una linea coerente di collegamento.
Noi non perdiamo la memoria dei nostri insuccessi per rinunciare a sostenere questo atteggiamento.
Se nei tempi passati per questa parte del territorio le battaglie sono state quasi sempre difensive, ora necessitano battaglie offensive.
La lista Atina Libera con la sua affermazione rimetterà in moto una situazione bloccata, resa stagnante da una politica mediocre (vero Annamaria?) dell’amministrazione uscente, cercherà di spezzare il cordone ombelicale che lega le attività economiche dei soliti professionisti ed imprenditori all’Ente comune,
e qui apriamo una parentesi: è vero Silvio Mancini non ha scheletri negli armadi e può benissimo candidarsi. Quello che però non può negare è il costante rapporto che le società FRAMA COEMA, MACO s.r.l. che fanno riferimento ai suoi familiari, hanno avuto nella realizzazione dei tanti lavori pubblici nel territorio di Atina.
Ci deve dire se lo studio di casa non era il centro motore della progettazione di tutte le opere; il Mancini ci deve dire se le citate ditte negli anni passati non hanno avuto in appalto dal comune di Atina i lavori di costruzione del depuratore, dell’acquedotto comunale, della rete idrica e fognante, la realizzazione di quasi tutte le strade rurali, la sistemazione e la continua bitumazione delle strade comunali, il completamento della scuola media di Atina inferiore, la costruzione del kartodromo, del centro di turismo equestre, dell’ostello della gioventù.
È questo particolare intreccio d’interessi ben consolidato negli anni tra il Mancini candidato e Mancini imprenditore che fa dubitare i cittadini sulla correttezza e sulla moralità sull’eventuale futura amministrazione Lancia.
tenterà di eliminare i monopoli di sempre, vorrà alimentare la crescita e lo sviluppo di chi è stato sempre ghettizzato.
Finalmente abbiamo favorito la spaccatura del Paese non più in senso orizzontale, giù e su, buoni e cattivi, amici e nemici, bensì verticale; c’è ora da scegliere noi o loro.
La nostra presenza ha un retroterra profondo.
Il nostro essere in Atina è una cultura e una passione, ha a che vedere con una vita fatta ovviamente di cadute e di risalite, di bene e di male, comunque di ragionevolezza e buon senso, ha a che vedere con quello che nelle scuole si chiama ideale umanistico, emendato dalle scorie della cattiva retorica e di lotta contro quelle concezioni che vogliono mettere “le brache al reale”, scorie e concezioni che allignano in entrambe le liste avverse.
E chiudo ricordando una verità che sempre vale: “se manca l’animo libero, nessuna istituzione serve, ma se quell’animo libero c’e, le varie istituzioni e il nostro Comune, secondo tempi e luoghi, possono rendere buon servigio”.
Atina Centro Storico, che nelle ultime tornate elettorali ne ha determinato gli esiti, rifugga dall’accidia si sollevi dalla palude dello Stige in cui sta immergendo e contribuisca all’affermazione di Giandomenico Bastianelli, Sindaco di Atina.